VA BENE LA PUBBLICITA’ MA COSI’ METTIAMOLA SOTTO CASA DEL SINDACO


Da circa un anno , un tratto di Mura Aureliane tra la colonna della Breccia e Porta Pia è abbellito da un vecchio camion che fa la pubblicità a una ditta di trasporti e traslochi . Certo tutti devono lavorare , poi diciamo che la pubblicità è l’anima del commercio , ma così è una pubblicità oscena , il titolare paga la relativa tassa pari a €. 111,55 anno per deturpare un tratto delle storiche Mura Aureliane già deturpate da dalle macchine in sosta , ma almeno queste non hanno le proporzioni del bisonte parcheggiato , fronte mura.

Certamente sei il nostro amato Sindaco, si fosse affacciato per le celebrazioni del 20 Settembre certamente lo avrebbe notato. Poi visto che ha fatto come sua bandiera di togliere tutto ciò che deturpa la nostra città , perché non interviene?

Oppure se ha bisogno di un trasloco , perché non porta il camion sotto casa sua , così ci libera a noi residenti del bisonte e nello stesso tempo , ha un camion per fare un rapido trasloco, se caso mai qualcuno lo volesse commissariare e mandare a casa.

20140927_163331

 

VIA NOMENTANA 6


Sono passati solo 10 giorni , ma il secchio della spazzatura spontaneo , si è ancora ingrandito , poi il bello è che la segnalazione di pericolo starebbe lì dal 12 giugno 2014 per la chiusura di un passo carrabile proprio al civico 6 di via Nomentana.  Poi però come sempre a Roma , il brutto e gli orrori rimangono dimenticati. Il degrado della nostra città è anche questo.

20140927_154612 20140927_154624

 

20 SETTEMBRE DI PORTA PIA ,FINITA LA FESTA GABBATO IL SANTO


20140928_110154 20140928_110223Dopo una settimana di spettacoli e concerti musicali , il 20 settembre  c’ era stata la solita sfilata di quanti per quella data , ne fanno una giornata per le manifestare le loro idee, i soliti radicali che nella festa ci mettono tutto , le unioni gay , il Papa e l’eutanasia , poi  i cattolici di Militia Christi , le associazioni d’Arma , i massoni senza cappuccio e grembiulino infine domenica i fuochi d’artificio per chiudere in bellezza.  Oggi già tornato lo squallore , in un monumento che vive solo una volta all’anno ,dopo l’oblio la spazzatura e nulla altro.

 

LA CONQUISTA DI ROMA – ROMA L’IMMORTALE


Roma ne ha viste tante di conquiste , i Cartaginesi, I Goti , i Visigoti , gli Unni , Francesi , Spagnoli , Lanzichenecchi , i Savoia che il 20 settembre 1870 a cannonate buttarono giù il potere temporale del Papa RE. Poi ancora i Tedeschi e infine gli Americani . Eppure Roma sta sempre la e come dice l’Inno a Roma tu non vedrai nessuna cosa al mondo maggior di Roma.

casa augusto

APERTA A ROMA LA MOSTRA DELLE STANZE DEL DIVINO AUGUSTO

La stanza è inondata di rosso: profondo, pompeiano, conturbante. Ci pensa però l’architettura dipinta a dare ordine a tanta passione. E le aperture illusionistiche sfondano la parete per fare entrare nell’intimità della sala da pranzo, o in quella della biblioteca, la natura rigogliosa dell’antica Roma. Sacro e profano si fondono sul Palatino nella sala del triclinio della casa di Livia. E in quella teatrale delle maschere del suo regale congiunto, l’imperatore Augusto.
Da giovedì prossimo gli appartamenti del primo principe di Roma e della sua terza, amatissima, moglie, saranno per la prima volta aperti al pubblico in un’ampiezza mai raggiunta prima. E questo grazie a lavori di restauro e di copertura (un tetto a basso impatto visivo) dell’ala della casa di Augusto fino a pochi mesi fa esposta alle intemperie. Ma anche alla riqualificazione del Museo Palatino che conserva i marmi trasmigrati dalle vicine, splendide dimore.

La stanza è inondata di rosso: profondo, pompeiano, conturbante. Ci pensa però l’architettura dipinta a dare ordine a tanta passione. E le aperture illusionistiche sfondano la parete per fare entrare nell’intimità della sala da pranzo, o in quella della biblioteca, la natura rigogliosa dell’antica Roma. Sacro e profano si fondono sul Palatino nella sala del triclinio della casa di Livia. E in quella teatrale delle maschere del suo regale congiunto, l’imperatore Augusto.
Da giovedì prossimo gli appartamenti del primo principe di Roma e della sua terza, amatissima, moglie, saranno per la prima volta aperti al pubblico in un’ampiezza mai raggiunta prima. E questo grazie a lavori di restauro e di copertura (un tetto a basso impatto visivo) dell’ala della casa di Augusto fino a pochi mesi fa esposta alle intemperie. Ma anche alla riqualificazione del Museo Palatino che conserva i marmi trasmigrati dalle vicine, splendide dimore.

augusto

20 settembre 1870 – UOMINI CONTRO – GLI ZUAVI


Dai vecchi sussidiari delle elementari in su, l’esercito pontificio è così descritto: mercenari papalini, soldataglia prezzolata arruolata tra la feccia del pianeta, gente che per amor di soldo e saccheggio difendeva il traballante trono di Pio IX e opprimeva il popolo romano, ultimo residuo delle tristi compagnie di ventura del peggior medioevo. Se si guarda con attenzione, si scopre le cose erano all’opposto. Di questi “mercenari”, 13.624 per l’esattezza agli ordini del generale Kanzler, 8.300 erano romani e 5.324 volontari stranieri (tra cui una buona parte italiani). Quindi più di un terzo dell’esercito era costituito da sudditi pontifici, volontari pure loro giacché nelle terre del Papa non vi era la coscrizione obbligatoria.Gli stranieri erano ancor più strani “mercenari”, appartenevano per la maggior parte alla nobiltà e alle classi possidenti e si vantavano di militare sotto le insegne pontificie, non solo senza ricevere “soldo alcuno”, ma pagando di tasca propria vitto, divisa e armamento.

A parte la battaglia di Civita Castellana, dove 3.400 piemontesi, ebbero la meglio sulla disperata resistenza dei 110 zuavi del capitano De Rèsimont, dopo aver cannoneggiato per una mattina il vecchio castello con una pioggia di duecentoquaranta proiettili da 18 bocche da fuoco (i difensori avevano solo i fucili), Cadorna giunse sotto le mura di Roma senza colpo ferire e il 15 settembre pose la città sotto assedio. A parte Trastevere, col suo terreno dominante, Castel Sant’Angelo e le mura bastionate della Città Leonina, nessun’altra zona di Roma poteva pensare ad una difesa prolungata.
La Città era infatti cinta, più che difesa, da Porta del Popolo al Testaccio, da un lungo muro, che per lunghi tratti era ancora quello edificato dall’imperatore Aureliano 1.500 anni prima, senza alcuna piattaforma per posizionare l’artiglieria. Le mura, pensate per difendere Roma in epoche ormai lontane e con altri criteri d’assedio, erano troppo alte per piazzarvi i fucilieri e in alcuni punti così poco spesse per opporre resistenza all’artiglieria. La breccia di Porta Pia venne aperta in un tratto dove le fortificazioni avevano meno di un metro di spessore.Il 16 settembre Pio IX, alle cinque del pomeriggio, uscì per l’ultima volta dal palazzo apostolico per recarsi a pregare nella chiesa dell’Aracoeli: una folla immensa lo acclamò ovunque, mentre volontari romani accorrevano sulle mura della Città Leonina per unirsi agli Svizzeri nella difesa della persona del Papa. La giornata del 19 vide alcune scaramucce attorno alle mura e niente più. Dopo avere inviato a Kanzler alcuni inviti alla resa, puntualmente respinti, il generale Cadorna aveva deciso di sferrare l’attacco all’alba del giorno successivo per porre fine a quella che diceva essere “la dominazione di truppe straniere che imponevano la loro volontà al Papa e ai Romani”. La notte tra il 19 e il 20 settembre passò insonne entro le mura di Roma. I soldati del Papa si confessarono tutti e ricevettero il viatico e l’unzione.Erano convinti di morire uno ad uno nella difesa, casa per casa, della Città Santa. La croce rossa fu appuntata sul petto di quegli ultimi crociati e risuonò per le mura il grido di “W Pio IX, W il Papa-Re”.
Cadorna aveva pianificato di attaccare Roma lungo tutto il perimetro delle mura, ad eccezione di quelle della Città Leonina, aprire diverse brecce e penetrare in città da più parti per spezzare la difesa degli zuavi. Alle cinque del mattino i cento cannoni italiani aprirono il fuoco martellando le difese. Sull’altra sponda del Tevere il generale Nino Bixio, eroe dell’impresa dei Mille, aveva posto il suo quartier generale a Villa Pamphili e aveva l’ordine di attaccare Porta San Pancrazio e le mura fortificate di Trastevere. Sicuro che il popoloso quartiere sarebbe insorto e gli avrebbe aperto le porte e informato che il settore era difeso solo da truppe indigene, Bixio aveva inviato emissari per invitare alla diserzione i difensori di Trastevere; pensava che sarebbe toccata a lui la gloria di entrare per primo in Roma “liberata”.Per questo tardò l’ordine di aprire il fuoco di circa un’ora. Non sapeva però che solo tre giorni prima una delegazione di Trastevere era salita dal Pontefice per offrire l’intera popolazione del quartiere come guardia personale di quello che consideravano “il loro Papa”.
Iniziato l’attacco, si avvide presto che la resistenza a Trastevere era più decisa che negli altri settori: le mura solide non cedevano, gli abitanti del quartiere erano saliti a difenderle e le sue truppe si trovavano ora tra il tiro incrociato delle mura leonine e di quelle trasteverine. Irritato, tra le otto e le nove, fece dirigere il fuoco di alcuni cannoni sugli edifici all’interno delle mura, devastando case, conventi e ospedali e facendo vittime tra i civili. Poco prima delle dieci, quando le artiglierie italiane avevano aperto una larga breccia nelle mura di Porta Pia e si stava preparando l’assalto, giunse alla porta un dragone a cavallo con l’ordine di resa da parte di Pio IX: il Papa non voleva uno spargimento di sangue. Alle dieci e dieci minuti la battaglia per Roma era finita.
Anche sulle mura di Trastevere venne issata la bandiera bianca, ma le batterie di Nino Bixio continuarono a bombardare il quartiere ancora per mezz’ora. Anche dieci anni prima, ad Ancona, i cannoni di Cialdini e Fanti avevano continuato a sparare per molte ore sulla città, rea di essersi arresa all’ammiraglio Persano.I Romani si chiusero in casa e sbarrarono porte e finestre, appendendo drappi neri alle finestre in segno di lutto. Alcuni portoni di case nobiliari non riaprirono i loro battenti che nel 1929, all’indomani della “Conciliazione”.Cinquemila facinorosi, autoproclamatisi “esuli romani”, erano al seguito dell’esercito ed entrarono subito in città, inneggiando a Vittorio Emanuele e all’unità d’Italia, mentre nel pomeriggio treni speciali portarono a Roma nuova gente a far gazzarra, al punto che “La Nazione”, giornale liberale di Firenze, poté scrivere: “Roma è stata consegnata come res nullius a tutti i promotori di disordini e di agitazioni, a tutti gli approfittatori politici di professione, a coloro che amano pescare nel torbido, ai bighelloni di cento città italiane. Si potrebbe pensare che il governo voglia fare di Roma il ricettacolo della feccia di tutta Italia”. I disordini continuarono per giorni in Roma finalmente “liberata”.
CHARETTE5

 Athanase De Charette – Tenente colonello zuavi pontifici

PERCHE’ LA CARICA IMPEGNO’ QUEL TRATTO DI MURA


VILLA BONAPARTE

La proprietà di Villa Paolina si affacciava su Via Pia entro le mura (In un’area triangolare definita dalle Mura Aureliane, la strada Pia (oggi via XX Settembre) e via di Porta Salaria (oggi via Piave). I giardini e il fabbricato si trovavano esattamente dietro la breccia (aperta a destra della Porta per chi guarda da fuori). L’area era stata scelta proprio per lo spazio ampio di manovra d’una colonna attaccante come era quella dei bersaglieri. Davanti alle porte, per impedire un’uguale carica e il tiro diretto, era stato infatti sistemato da parte dei papalini un rilevato in terra visibile in molte foto e stampe. Nel primo 700  la villa è del cardinale Antonio Valenti Gonzaga con un nuovo casino e alberi esotici. Le sale vengono affrescate da Giampaolo Pannini e ospitano una biblioteca di 40.000 volumi a carattere scientifico e una raccolta di strumenti di fisica, carte e oggetti d´arte. Alla morte del cardinale è un susseguirsi di vendite e nuovi proprietari, fino al 1816, quando l´acquista Paolina Borghese, sorella di Napoleone Bonaparte, e la villa si chiama allora Paolina, raggiungendo il suo maggior splendore. Lei fa affrescare le stanze al pianoterra in aggiunta alla decorazione del Pannini. La villa tra il 1815 e il 1824 diventa anche il luogo ospitale di tutti i napoleonidi banditi ed esuli dalla Francia, sempre qui accolti con generosità. Nonostante sia malata di lue è ancora esaltata per la sua bellezza (Morirà a Firenze nel giugno del 1825). La villa va allora al nipote Napoleone Luigi e a sua moglie Carlotta; ma nel 1827 i due fanno uno scambio con Zenaide, moglie di Carlo Luciano Bonaparte, per la villa di Monte S. Quirico presso Lucca. Alla morte di Zenaide, nel 1854, la proprietà passa a suo figlio, monsignor Luciano (Cardinale), che 4 anni dopo la dona al fratello Napoleone Carlo che la elegge a propria dimora (l’abita con la moglie Cristina Ruspoli). La villa subisce molti danni quel fatidico 20 settembre 1870 e nel 1884 la proprietà è in parte lottizzata. a 2 dei 3  angoli del Triangolo.

Nella foto sotto è visibile il terrapieno 

BRECCIA

 

20 settembre 1870 – UOMINI CONTRO – I BERSAGLIERI


sottotenente_Alberto_Crispo[portapia1]

La presa di Porta Pia , vista dal racconto di un giovane sottotenente dei Bersaglieri  tal Albero Crispo Cappai in seguito divento generale, lo scritto è come una radiocronaca del tempo.

“…….Finalmente dopo molte ma inutili trattative di diplomazia militare il 20 alle 9,16 del mattino, la nostra batteria (parlo sempre della 12° divisione alla quale appartengo poiché delle altre non conosco gli eventi) aprirono il fuoco a Porta Pia per aprire una breccia nei bastioni e poter quindi montare l’assalto. Il bombardamento durò 6 ore 6. Volli sempre, mentre il nostro battaglione era indietro al coperto, seguire i movimenti dei nostri pezzi in posizione e ciò per provarmi, per vedere così che effetto facevano su di me le cannonate che ci controbattevano i papalini. Fui soddisfatto della prima prova , calmo e indifferente seguivo collo sguardo le granate che arrivavano e che scoppiavano a pochi metri da noi: dopo una mezz’ora i nostri bravi artiglieri smontarono i pezzi nemici e fecero mano ai lavori di Breccia. Dopo 6 ore alle 11 la breccia ancora fumante era aperta7. Il segnale generale dell’attacco fu suonato ed il nostro battaglione s’avvicina alle mura. Tutt’ad un tratto un Generale (xxxx) ci grida: Bersaglieri non lasciatevi pigliare la palma dalla linea8. Questa infatti per una scorciatoia minacciava di precederci. Allora facciamo gettare gli zaini, abbandoniamo la strada coperta ed entriamo in aperto campo battuto dai fuochi incrocicchiati dei bastioni..

Questo spazio di 200 metri fu percorso alla corsa veloce, senza mai abbassare la testa mi fermai due volte per riunire la mia mezza compagnia …fucilate dei fucili Reminton a retrocarica ci arrivavano da tutte le parti. ..(piegatura della lettera) …di tamburo, le palle ci fischiavano orribilmente alle orecchie e percuotevano il terreno con una furiosa … Questo fuoco accelerato di fucili a retrocarica fece piangere più di 100 emigrati che da una altura ci osservavano, ma noi eravamo ubriacati dal fuoco, dalla polvere per poter essere consci del pericolo. Questo tratto di terreno che fu attraversato in pochi minuti ci costò 20 soldati (al battaglione) e due capitani feriti, uno dei quali gravemente. Finalmente eccoci alla breccia, con un impeto impareggiabile varcammo quelle fumanti macerie e …alla baionetta l’urrà terribile ai zuavi nascosti nella Villa Buonaparte (Paolina). Dopo un ora circa di combattimento la città s’arrese, una compagnia di zuavi fu dalla mia fatta prigioniera, un luogotenente francese (vile!) si gettò ai miei piedi domandandomi la vita e rendendomi la sciabola e il revolver carico che conserverò come trofei di Roma. Ho pure preso un Reminton dalle mani d’uno zuavo che mi tirò un colpo a bruciapelo e che invece di me andò a colpire il mio bravo attendente) che da sempre mi seguiva dovunque andassi: fortunatamente la palla non gli attraversò che il braccio. Questo fucile Reminton che per poco non mi ammazza, lo regalerò con 100 cartucce al caro Peppino per ammazzare invece qualche cinghiale. Cadorna salutò il nostro battaglione che per primo si impossesso di Roma dicendoci: Bersaglieri siete i primi soldati del mondo ! e ciò in presenza dell’intera divisione. Qui siamo accampati al Monte Pincio e quanto prima saremo acquartierati ……………………………

Roma 21 settembre 1870

COSA FARE SE VI CAPITA UN INCIDENTE PER CATTIVA MANUTENZIONE STRADALE


Fate caso che inciampate in una buca come quella di sotto (sta a 10 metri delle toppe dell’articolo postato in precedenza , cosa fate ?

20140914_101834

A parte di dire un po di parolacce che evocano gli avi del Sindaco in carica , oppure lamentarsi per il dolore cosa bisogna fare ? In caso di un danno subito a causa all’omessa o insufficiente manutenzione delle strade è possibile richiedere il risarcimento dei danni. Per i sinistri accaduti nel sistema viario di Grande Viabilità così come definito nella Deliberazione della Giunta Comunale n. 1022/04 la dichiarazione di sinistro, da compilare suapposito modulo,(.doc;.pdf compilabile) può essere presentata al Municipio di competenza territoriale, meglio se direttamente all’Ufficio Protocollo del Dipartimento Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana o inviata per posta, per fax (06.6710 2028) o tramite Posta Elettronica Certificata (P.E.C.) all’indirizzo (protocollo.infrastrutture@pec.comune.roma.it ). Al modulo deve essere allegata la seguente documentazione:

1) Fotocopia di un documento di identità del richiedente;

2) Verbale del Corpo di Polizia Municipale relativo all’incidente o atto equipollente (es. verbale dei Carabinieri, della Polizia ecc.);

3) Dichiarazione testimoniale sottoscritta da chi ha assistito all’evento (redatta su fotocopia del documento d’identità del teste stesso);

4) Preventivo di spesa o fattura o documento equipollente in caso di danni materiali alle cose;

5) Certificati medici e/o ricevute di spesa in caso di danni fisici alle persone.

L’ufficio, una volta ricevuta la denuncia, effettua gli opportuni accertamenti e comunica all’interessato il nominativo dell’impresa che, alla data dell’evento, aveva la manutenzione e la sorveglianza della strada.Il cittadino, dopo aver ricevuto tale comunicazione, può:

• Chiedere il risarcimento danni direttamente all’impresa manutentrice;in caso di mancato riscontro: (ma come lo può sapere il cittadino , ipotesi da scartare)

• Chiedere il risarcimento danni a Roma Capitale tramite le Assicurazioni di Roma;

• Contattare lo Sportello di Conciliazione dell’Avvocatura Capitolina per esperire il tentativo di conciliazione (limitatamente a danni subiti di importo non superiore a € 12.911,42).

 

QUANDO LA BUCA SI TRASFORMA IN BIDONE DELLA SPAZZATURA


Bene ogni tanto per segnalare una buca o un dissesto il Comune di Roma Capitale , circoscrive il tratto di marciapiede con dei paletti e una rete arancione che segnala il pericolo . Poi succede che non si ripara nulla , al solito non ci sono fondi e la buca con tanto di recinzione si trasforma magicamente in  cestino della spazzatura , questo accade su via Nomentana adiacente a via di villa Patrizi . Sicuramente è da visitare , non abbiamo mai visto di meglio.

20140914_124556

20140914_124603

MIRACOLO LA BUCA NON CI STA PIU’


Venerdì tardo pomeriggio , una signora uscendo da un centro estetico di via Alessandria è inciampata in una delle tante buche delle vie del nostro quartiere. Subito soccorsa la signora stentava a camminare , per questo è stata chiamata un’ambulanza del 118 che ha trasportato la malcapitata al vicino Policlinico Umberto I°. Bene se come nel caso della segnalazione dei residenti di via di Villa Patrizi e di via M. Malpighi l’avessimo segnalata a tempo , la risposta del Municipio sarebbe stata “non ci sono fondi” , in questo caso nella notte di venerdì e l’alba del sabato , sono apparse tante toppe nere di catrame , che evidenziano ancora meglio lo stato disastrato dei marciapiedi e delle strade.

E allora ? VIVA LA TOPPA ALE’

20140913_171001